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martedì 2 febbraio 2010

Eurabia. Come l’islamismo è riuscito a ricattare l’Occidente

Teniamo d’occhio la signora Dalia Mogahed (consigliere del presidente Obama per i rapporti con il mondo musulmano e autrice di "Who speaks for Islam?) [E’ l’invito di Daniel Pipes]

Credo e spero che in Europa si formi un movimento di opinione che possa costringere i governi europei, complici della politica di distruzione dell’Europa, ad un cambiamento. Solo in questo modo si può agire per salvaguardare il mondo così come lo conosciamo"... "Per quanto riguarda l’Italia è che gli italiani hanno una grande coscienza della libertà, hanno lottato per essa... Quando io vengo in Italia vedo dappertutto la parola libertà e non è un caso che anche il partito di Berlusconi ha nel suo nome la parola libertà…”. Sono stralci di un’intervista inquietante che la maggiore divulgatrice anti-islamista europea, Bat Ye’or, ha rilasciato su Tempi dal titolo, “Saremo tutti velati?” il 29 maggio 2009 e ripresa da pochi quotidiani della carta stampata.

Questa signora egiziana di nazionalità inglese, nota per aver coniato il termine Eurabia pubblicato nel 2007 e fatto proprio da Oriana Fallaci, ci rivela che ha utilizzato questo termine da un preciso progetto politico promosso da una rivista fondata a Parigi nel 1975, a seguito della guerra del Kippur scatenata dai Paesi del cartello arabo-musulmano contro Israele. “L'ideatore del «Piano Eurabia» è Lucien Bitterlin, presidente dell'Associazione per la solidarietà franco-araba, nonché esecutore e finanziatore del Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni per l'amicizia con il Mondo Arabo, una organizzazione a latere della Ce, oggi Ue”.

Mentre infuriava la guerra del Kippur dell'aggressore arabo impegnato ad estendere il nazionalsocialismo nasseriano sulla neo-democrazia israeliana, i rappresentanti dell'Opec riuniti a Kwait City, per ritorsione verso le democrazie occidentali che moralmente stavano sostenendo lo stato ebraico, decidono di utilizzare il petrolio come arma di pressione, riducendo le forniture e quadruplicandone il prezzo, accelerando così il progetto parigino: un ricatto inaudito in cui, per la prima volta, un paese vincitore soccombe alla coercizione dei vinti. Ad un mese da quell'intollerabile gesto, Georges Pompidou e Willy Brandt ritennero che fosse necessario ed utile promuovere una solida amicizia con quei Paesi, proponendo «petrolio in cambio di braccia da lavoro» (leggi immigrazione): una ghiotta occasione per estendere il mai sopito desiderio del califfato sul territorio europeo (con tutte le conseguenze negative che ne sono scaturite, non ultime le informazioni riservate fornite a quei regimi totalitari). A quest'incontro ne seguirono altre decine con i rappresentanti della Lega Araba a Copenhagen, a Bonn, a Parigi, a Damasco, a Rabat, tutte manovre tese a sancire la «svendita» dell'Europa al Cartello musulmano ed ampiamente documentate nella rivista citata rivista di Betterlin, Eurabia. Secondo la Bat Ye'or: «L'obiettivo era quello di creare una identità mediterranea pan arabo-europea che permettesse la libera circolazione di persone e merci e determinasse in modo pesante la politica verso l'immigrazione nella Comunità Europea». Nell’ultimo libro della Bat Ye’or, commentato da Andrea Nardi (l’Occidentale.it, 12.12.2009) si evidenzia l’incapacità dell’Unione Europea di reagire al pericolo perchè «i governi, la stampa e la cultura sono oggi alleati con i paesi musulmani. L’UE è molto legata ai paesi arabi con accordi commerciali e le università hanno addirittura accettato libri approvati dall’Orgnaizzazione della Conferenza Islamica (OCI)”.

Ma Dalia Mogahed la prima donna col velo salita repentinamente agli altari della Casa Bianca come consigliere del presidente Obama per i rapporti con il mondo musulmano e autrice di "Who speaks for Islam?" (un libro che sta per uscire anche in Italia), rifiuta il termine Eurabia. Ella sostiene che “l’idea di Eurabia non riflette l' evidenza empirica”. Si appella al bisogno di forza di lavoro giovane “le cui origini sono in paesi musulmani per spingere l'economia occidentale ed europea in particolare”, “Dovreste pensarci” prima di contrastare l’immigrazione(Repubblica 9.12.2009 p.55).

La Lega Araba è un’organizzazione di carattere politico nata nell’immediato dopoguerra per impedire la nascita di Israele; fu la prima ad utilizzare l'"oro nero" come arma di ricatto internazionale. Sorta l’indomani della seconda guerra, obbligò paesi come gli Stati Uniti a tener conto di questa minaccia nell'appoggio del 1947 al piano di partizione della Palestina. Qualche anno dopo nacque un "ufficio per il petrolio" che il 15 gennaio 1959 fu tramutato nel Dipartimento Affari Petroliferi, sempre alle dipendenze del Comitato Politico della Lega. La sua attività, potenziata dopo la nascita dell'OPEC (1960), evolse sino a comprendere regolari congressi che sfociarono nell'espressa intenzione di usare il petrolio a fini strategici nei rapporti con le potenze occidentali. Ricordiamo a tal proposito che il quinto congresso della Lega nel 1965, fu aperto con la considerazione che "il petrolio arabo oggi è, come è sempre stato, l'asse e l'oggetto di tutte le cospirazioni ordite dal colonialismo e dal sionismo. [...] L'arma che il petrolio arabo rappresenta, può essere puntata al cuore del colonialismo e del sionismo, nel caso fossero mai tentati di commettere qualsiasi nuovo atto di aggressione". Oggi la “Lega” rinnega addirittura i suoi recenti progetti per un suo riconoscimento condizionato e si attesta su una posizione pericolosamente consonante con quella del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Col tempo tra le numerose organizzazioni dei Paesi a maggioranza musulmana, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), fondata nel 1969, è divenuta la più influente a livello internazionale. Similmente alle NU, questo organismo sovranazionale, opponendosi recisamente all’ingerenza esterna nei loro affari interni, si prone la conservazione e la difesa dei luoghi santi dell’islam e la promozione delle relazioni economiche e commerciali dei Paesi membri. Di recente i 58 Paesi aderenti, comprendenti oltre un miliardo di persone, hanno tenuto l’ultimo incontro nella capitale senegalese per discutere sul futuro dell’OCI. In quell’occasione, da loro ritenuta storica, hanno ribadito la necessità dell’unità della “ Ummah ” islamica, per fare fronte alle sfide del XXI° secolo. Pur presentando nel suo seno vecchi e nuovi Paesi cosiddetti “canaglia”come l’Iran, lo Yemen, l’Afganistan, il Sudan, il Senegal e la Somalia, sulla carta condanna il terrorismo sotto tutte le sue forme e manifestazioni dichiarandolo “flagello mondiale” e ripete di non essere “legato ad alcuna religione, razza, colore o paese”.

Da questi brevi dati testuali e leggendo alcuni passi dell’incontro molto più diplomatici del quinto congresso, si capisce che il “sogno musulmano” (la reconquista), non è mai venuto meno. Nei fatti l’antica pratica della taqyya (dissimulazione) dopo le Tween Towers si è ancor più accentuata, divenendo molto più insidiosa di quanto si possa immaginare, anche a causa di un Occidente privo di anticorpi. Le sanatorie, l'allargamento delle quote di coloro che possono entrare in Italia, e persino gli aiuti economici e i buoni bebé agli immigrati e tanti altri benefici riservati ai musulmani come alloggi e scuole gratis per famiglie numerose, discendono da questi trattati che l'Italia delle sinistre ha prontamente adottato. Secondo gli osservatori presenti ai loro Convegni, trent'anni di dialogo euro-arabo, nei fatti non hanno prodotto che dissidi e paure nelle nostre comunità. In Europa la gente comincia percepire una situazione di disagio, ma questa strategia è complicata e tenuta, almeno per il momento, in un profilo molto basso. “In questo modo è molto difficile difendersi contro qualche cosa che non si vede”. La ragione risiede principalmente nell'ingresso indiscriminato di sconosciuti alle frontiere e nelle migliaia di moschee sparse sul nostro territorio, il più delle volte dirette da capi spirituali privi di controllo e da oscuri personaggi provenienti dalle madrasse del Pakistan e dello Yemen finanziate con i petrodollari dei regimi sauditi, ma che nulla hanno a che vedere con i principi dell'Islam, né con la civiltà del mondo arabo, le cui tracce sono ancora presenti in molte regioni europee. Oggi il vero razzismo è esattamente l’opposto, quello dell’integralismo islamico contro gli Occidentali.
F.P.

martedì 10 giugno 2008

SULL’IMMIGRAZIONE IL GOVERNO E’ SULLA STRADA GIUSTA

Francesco Pugliarello da L’Occidentale.it

9 Giugno 2008



Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Il conto della dimensione e dell’urgenza dei problemi che stanno per mettere in ginocchio l’intera economia del mondo occidentale si intrecciano con il vertiginoso aumento del prezzo del greggio e la massiccia immigrazione e ancora una volta, come il dopo 11 settembre 2001, la soluzione è affidata alla lungimiranza ed alla saggezza del governo Berlusconi.

E’ pur vero che buona parte del sovrapprezzo del greggio dipende dai Paesi energivori come la Cina e l’India ed anche dalla prospettiva dell’esaurimento dell’energia estrattiva, tuttavia ci sfugge che la radice di questo bubbone affonda nelle politiche miopi e lassiste del trentennio trascorso. Con la stretta imposta all’immigrazione illegale fino a renderla reato, il Governo certamente non avrà dimenticato che siamo caduti in un tranello, studiato a tavolino, dal cartello dei Paesi produttori di petrolio, che prende le mosse al tempo della costituzione dello Stato di Israele e si radica nella grande crisi energetica dell’inverno 1973. E’ come se l’Occidente, incapace di perseguire degli interessi comuni, avesse abdicato al potere del cuore e della ragione con la controversa “questione islamica”.

Il retroscena del ricatto subito da parte dei paesi produttori di petrolio, ce lo ricorda Bat Ye’or (Giselle Littman), nel suo “Eurabia” - come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita - testo che ha ispirato la nostra Oriana Fallaci. Questa signora egiziana, di nazionalità inglese, ha utilizzato il termine Eurabia da un preciso progetto politico promosso dalla omonima rivista fondata a Parigi nel 1975 a seguito della guerra del Kippur. L’ideatore del “Piano Eurabia” è Lucien Bitterlin, noto militante “pro-arabe”, presidente dell’Associazione per la solidarietà franco-araba, esecutore e finanziatore del Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni per l’amicizia con il Mondo Arabo, un’organizzazione forse ancora attiva presso l’attuale Unione Europea.

Mentre infuriava l’aggressione araba impegnata ad estendere il nazionalsocialismo nasseriano sulla neo-democrazia israeliana, i rappresentanti dell’OPEC riuniti a Kuwait City, per punire l’Occidente per la sua politica filo-israeliana, che moralmente stava sostenendo lo Stato ebraico, decidono di utilizzare il petrolio come arma di pressione. Imposero l’embargo riducendo le forniture al lumicino quadruplicandone il prezzo fino a provocare una crisi energetica senza precedenti. In tal modo accelerarono il progetto integrazionista parigino: un ricatto inaudito in cui, per la prima volta, un paese vincitore soccombe alla coercizione dei vinti. Ad un mese da quell’intollerabile gesto, Georges Pompidou e Willy Brandt ritennero che fosse necessario ed utile promuovere una solida amicizia con quei Paesi, proponendo “petrolio in cambio di braccia da lavoro” (leggi immigrazione musulmana): una
ghiotta occasione per estendere il califfato sul territorio europeo. A quest’incontro ne seguirono altri con i rappresentanti della Lega Araba a Copenhagen, a Bonn, a Parigi, a Damasco, a Rabat: tutte manovre tese a sancire la “svendita” dell’Europa al Cartello musulmano ed ampiamente documentate nella rivista Eurabia.

Secondo la Bat Ye’or: “Il fine era quello di creare una identità culturale mediterranea pan-euroaraba che permettesse la libera circolazione di persone e merci e determinasse in modo pesante le politiche migratorie nella Comunità Europea”. Sennonché il risultato della politica dell’UE degli ultimi decenni, il cui progetto originario era “l’idea di garantire la pace in Europa, è stato invece rimpiazzato dall’altro progetto di ispirazione francese di unire l’Europa ed il mondo arabo in un unico blocco economico, politico, culturale e strategico contro Israele e gli USA” [atti del convegno 14 giugno 2007 presso la Biblioteca del Senato della Repubblica promosso da Marcello Pera]. Non a caso il cartello dei Paesi del Golfo stanno ammassando nei nostri forzieri bancari buona parte degli ingenti profitti petroliferi per poi apprestarsi ad acquistare pezzi di banche e di industrie al miglior prezzo, dopo aver strozzato la nostra economia.

Le sanatorie, l’aumento delle quote d’ingresso, offrendo persino alloggi e asili nido gratis, buoni bebè e altri privilegi e agevolazioni riservati a stranieri che non vogliono integrarsi, discendono da questi trattati che l’Italia del compromesso cattocomunista supinamente ha adottato. L’ultimo atto intimidatorio ci è stato rivolto da Saif El Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, quando al momento della formazione del nuovo governo, ha tentato di impedire con minacce diplomatiche la nomina a ministro di Roberto Calderoni. Ma Berlusconi, senza farsi intimidire peraltro anche dalla Lega araba, ha tirato dritto per la sua strada. Con questa mossa finisce l’epoca della sovranità limitata del nostro Paese; finisce la tolleranza all’ingresso alle frontiere di sconosciuti e di questo passo, ci auguriamo, finirà anche la costruzione incontrollata di moschee che nel tempo si sono rivelate covi di fazioni politiche che si contendono il nostro suolo e il più delle volte diretti da sedicenti capi spirituali privi di controllo e da oscuri personaggi provenienti dalle madrasse del Pakistan e dello Yemen finanziate con i petrodollari dei regimi sauditi, ma che nulla hanno a che vedere con la cultura e la civiltà del mondo arabo le cui tracce sono ancora presenti in molte regioni europee.

Bene infine ha fatto Berlusconi a rispondere alle critiche del Vaticano e dell’ONU convertendo il decreto sul reato di immigrazione clandestina in disegno di legge affidandolo al dibattito dei rappresentanti della sovranità popolare. E’ un monito che Bruxelles dovrebbe riconsiderare con grande attenzione.



from: http://www.loccidentale.it/articolo/sull%27immigrazione+il+governo+%C3%A8+sulla+strada+giusta.0052539

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